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Verona Scaligera


Caduto l'impero romano, dopo le invasioni barbariche, Verona divenne una Marca Imperiale e affidata da Ottone I ai Duchi di Baviera. La città inizia così a rivivere, ad espandersi e, attraverso quella che sarà la più importante via di comunicazione, l'Adige, dà avvio a relazioni commerciali con i paesi del nord e con Venezia. Una classe di ricchi mercanti toglie poco a poco il potere alla vecchia nobiltà feudale e nel 1136 nasce il libero comune. E'di questo periodo la prima cinta di mura poste a difesa dell'abitato; andavano dal fortilizio dell'Adige (che poi farà posto a Castelvecchio) sino all'attuale ponte Aleardi chiudendo in un sol tratto tutta l'ansa del fiume.
Dopo il nefasto periodo di Ezzelino da Romano, viene dominata dalle corporazioni delle Arti e dei Mestieri che si danno, oltre al podestà, anche un Capitano del Popolo nella persona di Mastino I della Scala (1257). Morto costui il comando passa nelle mani del fratello Alberto I che divenne anche rettore, accentrando nelle sue mani tutto il potere (1277). Nasce così la Signoria scaligera e Verona trova in Cangrande I il suo più valido paladino. Grande guerriero, politico lungimirante, dà grande impulso all'artigianato, all'industria, (soprattutto quella della lana il cui centro era alle "Sgarzerie") e ai commerci che divennero particolarmente fiorenti.
Con la conquista di Vicenza, Padova, Treviso, Feltre e Belluno, fa di Verona la capitale di un vero e proprio Stato. Ma il suo capolavoro sono le fortificazioni. Si erano formati col tempo, fuori dalle mura, dei borghi attorno alle grandi chiese romaniche; egli ritenne opportuno allora riunirli e allo stesso tempo proteggerli con una cinta di mura. Continuando l'opera già intrapresa da Alberto, allargò le difese alla sinistra dell'Adige, portandole sin sulle colline di S. Pietro e S. Felice si che, partendo da S. Giorgio, arrivano sino alla porta detta "della Vittoria".
Alla destra del fiume innalzò una possente muraglia che dalla "Catena" di S. Zeno, con 21 torri e 5 porte, giungeva al fiume all'altezza dell'attuale ponte di S. Francesco per proseguire poi sino alla torre della Paglia (1321-1325). E mentre nella zona dell'antico reticolo romano (le cui "insulae" si erano trasformete in "corti") era tutto un pulsare di attività d'ogni genere, la nuova zona a sud-ovest si organizzò per rifornire la città di ortaggi, frutta, carne, ma soprattutto cavalli di cui l'esercito aveva continuo bisogno. Con questa ed altre imprese edilizio-urbanistiche diede a Verona quella dimensione che, a parte gli avvenimenti successivi, tale rimarrà per quasi seicento anni! Non mancò di crearsi unaricca corte e fra i suoi ospiti illustri poté annoverare, oltre a Giotto, anche il grande poeta Dante Alighieri che gli dedicò la terza cantica della "Commedia" (il Pardiso).
Fra i grandi successori di Cangrande I sono poi da menzionare in particolare:
- Cangrande II che costruì il poderoso castello con il bel ponte merlato;
- Cansignorio I che, amante più delle imprese edificatorie che di quelle militari, arricchì Verona di splendide opere pubbliche trasformandola in una città medioevale-tipo.
Nel 1387, dopo 110 anni, si chiudeva tristemente l'era scaligera: Verona passava ai Visconti, Signori di Milano e Giangaleazzo fece costruire i due castelli di S. Pietro e S. Felice (1390-98) oltre alla munitissima "Cittadella".

Le illustrazioni che seguono vogliono essere un’ideale ricostruzione.
Arche Scaligere
Madonna Verona
Palazzo di Cangrande
Castelvecchio
Mastino D.S.
Ponte delle Navi
Ponte delle Navi
Cangrande D.S.
Cansignorio D.S.
Piazza Delle Erbe
Castello S. Pietro
Verona nel 1300
stemmi cavalieri
Mastino II
Mastino della Scala
Scaligera
Scaligera
Scaligera
vuoto
Tavola I

Arche Scaligere

(XIV sec.)
Un capolavoro di arte gotica. Da destra: la tomba di Cangrande, quella di Mastino II e di Cansignorio (quest'ultima di Bonino da C.).

Tavola II

Fontana di Madonna Verona e Torre del Gardello

(XIV sec.)

Tavola III

Palazzo detto "di Cangrande"

(XIII sec.)
Costruito nel 1280 da Alberto della Scala, fu sede della famiglia dei Signori di Verona che ospitarono artisti e letterati, da Giotto a Dante Alighieri.

Tavole da IV a VI

Castello di San Martino in Acquaro detto "Castelvecchio" e Ponte Scaligero

(1354-'57)
Il castello di S. Martino-a-Quaro eretto da Cangrande II fra il 1354 e il '57. Costruito a cavallo della vecchia muraglia comunale, consta di due zone distinte, la piazzaforte e la reggia, divise dalla strada di accesso al bellissimo ponte merlato. Appoggiato alla torre (oggi "dell'orologio") si vede l'arco dei Gavi trasformato in "Porta Sancti" Zenonis" (tavola VI).

Tavole VII e VIII

Ponte delle Navi

(1373-'75)
Così chiamato per la vicina Dogana fluviale. Eretto da Cansignorio che spese la colossale cifra di 30.000 fiorini d'oro, con tre arcate e un torrione centrale attraversa l'Adige, mentre con la quarta arcata superava il Canale dell'Acqua morta. Crollato in seguito all'alluvione del 1757. In secondo piano (Nella tav. VIII) il ponte Nuovo" iniziato nel 1299 e ultimato con Mastino II nel 1336.

Tavola IX

"Civitas Veronensis Depicta" o "Iconografia Rateriana"

È la più antica e celebre rappresentazione grafica della città. Tracciata nel X Secolo, è tradizionalmente accounata alla "Veronae Rythmica Descriptio", un poemetto in versi di autore ignoto, scritto fra il 796 e l'806 e che descrive minutamente la Verona del tempo di Re Pipino (figlio di Carlo Magno), con precisi riferimenti alla romanità e alla storia del cristianesimo. L'originale della mappa che consente l'individuazione dei principali monumenti dell'epoca, andò distrutto nel 1794, durante la Rivoluzione Francese ma, nel 1739, il marchese Scipione Maffei, grande erudito veronese, ne aveva fatto fare una copia che attualmente è conservata nella Biblioteca Capitolare di Verona. Nella mappa si notano: l'Arena (A), le mura di Gallieno (B), le mura turrite di Teodorico (C), il Teatro Romano (D), il ponte romano della Pietra (E), il Palazzo di Teodorico (F), la chiesa di S. Pietro sul colle omonimo, le mura intorno all'Arx e moltissime altre chiese e palazzi pubblici, tutti ancora in piedi. Molti crolleranno con i terribili terremoti del 1117 e 1183 e verranno, in parte, ricostruiti nel XII secolo.
L'iconografia prende il nome del monaco benedettino Raterio che, giunto a Verona nel 926 dal Monastero (Abbazia) di Lobbes, in Fiandra, divenne vescovo e resse la Diocesi, fra alterne vicende, dal 932 al 947. Nato a Liegi nell'890, Raterio, uomo di vastissima cultura classica e uno dei maggiori teologi del suo tempo, sentiva il grande bisogno di riformare i costumi del clero e di difendere i poveri. Per il suo grande zelo e le sue aspre critiche si inimicò il potentissimo Conte Milione (di Sambonifacio) e anche Re Ugo (di Provenza) che lo fece imprigionare a Pavia per ben due volte. Alla fine si ritirò nel Monastero di Lobbes, nei pressi di Namur, ove morì nel 974.

Tavola X

Palazzo del Comune

La facciata originale del Palazzo del Comune (o della Ragione, in quanto anche sede della Corte di Giustizia) sulla Piazza del Mercato (ex Foro e attuale Piazza Erbe), costruito nel 1193. In primo piano la tribuna sulla quale veniva insediato il Podestà.
Tavola XI

Il castello visconteo sul colle di S. Pietro

Una prospettiva del Castello com'era dopo le varianti apportate dalla Repubblica Veneta. Dotato di una decina di torri era arroccato in salita sulla collina con notevoli dislivelli. Nella parte alta troneggiava il Mastio con corona merlata e caditoie.

Tavola XII

Verona nel 1300


Tavola XIII

Gli stemmi dei mercenari tedeschi nella chiesa di S. Giorgetto

(1373-'75)
La chiesa nota come S. Giorgetto («S. Giorgetto dei domenicani») sorge a fianco della chiesa di S. Anastasia (in realtà dedicata a san Pietro martire, un inquisitore domenicano). Essa fu eretta per volontà di un gruppo di cavalieri tirolesi e tedeschi, che furono ingaggiati negli anni Cinquanta del Trecento da Cangrande II della Scala. Si trattava di combattenti di professione, o mercenari. È falsa l’idea, molto diffusa, che gli eserciti degli Scaligeri siano stati composti esclusivamente da combattenti di professione. Anche alla fine del Trecento, l’esercito veronese è composto in modo maggioritario da migliaia di cittadini in armi, che combattono a piedi o a cavallo. In molte case si tenevano le armi; i reparti delle diverse contrade si esercitavano nel «Campo marzio» (attuale zona Università). Il prestigio del guerriero, ammirato per il suo valore, è ancora intatto: lo mostrano molti affreschi e molte tombe nelle chiese cittadine. Tuttavia, è innegabile che le ricche signorie dell’Italia centro-settentrionale (i Visconti, i da Carrara di Padova, gli Estensi, gli Scaligeri) abbiano assoldato spesso combattenti a cavallo, organizzati in piccole squadre o lance, spendendo grandi somme di denaro. Si trattava in genere di appartenenti alla piccola nobiltà, che, ignorante e violenta, sapeva fare un solo mestiere: la guerra. Questi combattenti provenivano dall’Umbria, dalle Marche, ma soprattutto da altri paesi europei: la Catalogna, la Francia, e in modo particolare la Germania.
Prof. Gian Maria Varanini

Tavola XIV

Tipica torre delle mura scaligere


Tavola XV

Gli Scaligeri

Dopo Ezzelino, Verona è dominata dalle Corporazioni delle Arti e dei Mestieri. Mastino I della Scala, già podestà, viene eletto anche Capitano del Popolo. Alla sua morte il fratello Alberto I accentra tutto il potere nelle sue mani. Muore così il Comune e nasce la Signoria Scaligera (1277), che troverà in Cangrande I il suo più valido paladino: Grande guerriero e politico lungimirante, con la conquista di Vicenza, Feltre, Belluni, Padova e Treviso, fa di Verona la capitale di un vero e proprio stato. Munifico mecenate crea una splendida corte ammirata in tutta Europa; saranno suoi ospiti i più grandi artisti e letterati del tempo: Giotto, e Altichiero p.e., Petrarca e Dante Alighieri che gli dedicherà la III cantica della Divina Commedia ("Lo primo to rifugio, il primo ostello sarà la cortesia del Gran Lombardo che porta in su la scala il santo uccello"). Il vero capolavoro di Cangrande I è costituito dalla poderosa cinta di mura magistrali che, a sinistra dell'Adige, sale sulla collina sino a S; Felice per discendere ad abbracciare il Campo Marzo. A destra del fiume, con largo giro, dalla "catena" di S: Zeno giunge all'attuale ponte di S. Francesco. La gigantesca opera ricca di 42 torri e 11 porte, viene realizzata fra il 1321 e il 1325. Il perimetro così disegnato rimarrà tale, sia pur con le successive trasformazioni, per 600 anni! Cangrande morirà, purtroppo, a soli 38 anni nel 1329. Fra i suoi successori sono da menzionare:
- Mastino II, che accrescerà i domini con l'acquisto di Parma e Lucca;
- Cangrande II, che farà erigere il Castello di S: Martino (Castelvecchio);
- Cansignorio, che arricchirà la ittà di monumenti, torri, fontane, palazzi pubblici e privati. Oltre alla più fastosa delle "arche": la sua.
Dopo di lui la signoria decade; finirà nel 1388. L'arte gotica caratterizza il periodo scaligero.

Tavola XVI

Cangrande della Scala


Tavola XVII

Masino II della Scala


Tavola XVIII

Cansignorio