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Verona Romana


Le origini di Verona si perdono nella notte dei tempi, ma si da per certo che sul Monte Gallo (attuale Colle S.Pietro) esisteva un castelliere che i primi abitatori furono Reti e Galli Cenomani. Questa popolazione, dalla posizione dominante del colle, passava in pianura attraverso l'Adige nel suo punto più stretto ove venne gettato, a suo tempo, un rozzo ponte di legno. Quando i Romani, nella loro politica di espansione, presero contatti con i locali per prima cosa rifecero in pietra il ponte che, tuttora esistente, può considerarsi il più antico manufatto di Verona.
Già alleata di Roma contro i Galli di Brenno (225 a.C.) e contro Annibale (216 a.C.), data la sua grande importanza militare, Verona venne creata con la Lex pompeia de Gallia Citeriore (89 a.C.) "Colonia di Diritto Latino" e più tardi con Giulio Cesare (49 a.C.) ebbe la piena "cittadinanza Romana".
Da questo momento nasce la vera città di Verona: viene affidata ai "Quattorviri" la stesura di un piano ubano e, sulla continuazione della Via Postumia che divenne Decumano max, si crea un reticolato di strade ortogonali che delimitano le "insulae". Nel breve volgere di quattro decenni sono già completate le fognature, costruiti il Capitolium, il Foro, la "Curia", la Basilica ed edifici pubblici oltre al nuovo ponte Postumio, il Teatro, le terme e tutto il complesso abitativo urbano; protetta oltre che dall'Adige, da solide mura con due porte maestose, avrà all'esterno il grandioso Anfiteatro (l'Arena).
Centro nevralgico del nord-est e importantissimo crocevia si incontrano a Verona tre grandi strade consolari:
- la Postumia (147 a.C.) che da Genova porta ad Aquileia per proseguire per Emona (attuale Lubiana);
- la Gallica che da Lugdunum (Lione) passando per Aosta si inserisce nella Postumia;
- la Claudia Augusta che, dipartendosi a Modena dalla Via Emilia, passa da Verona, segue l'Adige fino al Passo resia e prosegue per Augusta Vindelicum (attuale Augsburg).
Inserita da Cesare ottaviano Augusto nella X Regio "Venetia et Histria" divenne "la piccola Roma della Cisalpina". Vivrà in pace quasi assoluta per più di due secoli finché, dopo una veloce incursione degli Alemanni, l'imperatore Gallieno costruirà in tutta fretta (4 aprile - 5 dicembre 256 d.C.) una nuova cinta di mura inglobando il superbo anfiteatro che verrà così degradato a fortilizio. Inizierà dopo un secolo il lungo e triste periodo delle invasioni barbariche.

Le illustrazioni che seguono vogliono essere un’ideale ricostruzione.
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Tavole da I a VI

L’Arena (“Amphiteatheatrvm”)

(I sec. d.C.)
La sua costruzione risale all’età di Augusteo-Tiberiana ed era ultimata quasi sicuramente nel 30 d.C.
È il terzo anfiteatro in Italia per grandezza dopo il “Colosseo” e quello di Capua e il meglio conservato.
Di forma ellittica aveva 72 fornici actuali ciascuno, più una corona finestrata; sopra la “cavea” si ergeva un grande loggiato: Dimesioni: asse maggiore 152,43 metri e minore 123,23; l’”arena” vera e propria: 75,88 x 44,43. Gli anelli esterni e primo interno, e la “cavea” erano in pietra della Valpolicella, il resto in conglomerato e muratura.
Vi si svolgevano “Ludi gladiatorii” e “Venationes” e poteva contenere 28-30.000 spettatori che usufruivano per l’accesso di 64 “vomitoria”.
Di questo superbo monumento restano la “cavea" (ripristinata nel 1580 dalla Repubblica veneta), l’anello interno con due ordini di fornici e quattro fornici su tre ordini di quello esterno (“Ala”).
La grande struttura dell’Arena sorgeva all’esterno delle mura repubblicane; solo nel III sec. d.C. venne inclusa nella cinta difensiva sud.

Tavola VIII

Mura di Gallieno

(III sec. d.C.)
Nel III Secolo l'Impero Romano era in crisi ed i barbari premevano ormai alle frontiere. Nel 260 gli Alemani con una veloce incursione erano arrivati fino a Ravenna, ma l'Imperatore Gallieno gli aveva affrontati e vinti in battaglia presso Milano. Dopo questo fatto l'Imperatore dispose nuove fortificazioni per tutte le città dll'Italia settentrionale. A Verona, dove le vecchie mura repubblicane, cadute in disuso, erano ormai in rovina, venne costruita in gran fretta con materiale quasi tutto di recupero, una nuova cinta, avanzata di circa 10 metri dalla precedente (3 aprile -4 dicembre del 265 d.C.). Nella cinta venne incluso anche il grande Anfiteatro e, a sud di questo, un fortilizio dove, forse, c'era precedentemente la caserma dei gladiatori. A causa del terribile terremoto del 1117 (e seguenti) le mura di Gallieno crollarono, insieme all'anello esterno dell'Arena, al Teatro Romano e ad altri insigni monumenti. Delle Mura di Gallieno è visibile oggi solo un breve tratto della piazzetta omonima, mentre ne rimangono dei tratti riconoscibili all'interno delle case private sulla sinistra di Via Leoncino.

Tavola VIII

Il legionario romano

Scultura in bronzo.

Tavola IX

Il guerriero gallico

Scultura in bronzo.

Tavola X

Complesso monumentale ponti-teatro

(I sec. a.C.)
All’uscita della città la “Postumia” attraversava l’Adige sul ponte Marmoreo; a monte il più antico ponte Lapideo dal quale ripartiva l’altra via consolare, la “Claudia Augusta”. Tra i due il complesso monumentale del grande teatro, in parte scavato nella collina, oggi detta di San Pietro; il rivestimento era in pietra bianca della Valpantena.

Tavola XI

Ponti Lapideo e Postumio

(I sec. a.C.)
Nei primi tempi della presenza romana a Verona, molto prima della pianificazione urbanistica, venne costruito un ponte in pietra a 5 arcate in sostituzione di un precedente ponte ligneo; è il cosiddetto "Ponte della Pietra"; si può considerare il più antico manufatto di Verona. Il ponte non era in linea con la più recente via Postumia (146 a.C.) e lo si raggiungeva deviando per una vecchia strada parallela al fiume. Quando entrò in funzione il nuovo assetto urbano, in dirittura con il Decumano Massimo, venne costruito il "Ponte Postumio", quasi all'altezza della biforcazione del fiume. Fra i 2 ponti si inseriva la monumentale facciata del Teatro Romano. Il Ponte Postumio detto anche "Marmoreus" andò distrutto durante una alluvione nel IV secolo d.C. Il Ponte della Pietra, sia pure con vari rifacimenti, esiste tuttora ed è transitabile.
Tavola XII

Theatrum

(I sec. a.C.)
La "Cavea" semicircolare, larga più di 100 metri, era divisa in due settori orizzontali e, con 5 scalette, in 6 radiali. La "Scena" aveva come di consueto il fondale fisso, su 3 piani; 3 nicchie, 2 laterali a pianta rettangolare e una centrale curvilinea inquadravano le aperture di accesso al palcoscenico. La porta esterna, con un prospetto monumentale a più piani, con grandi pilastri ed archi, era raccordata in altezza con la doppia galleria che sovrastava la "Cavea". A monta del teatro, sulle pendici del colle, si susseguivano 3 terrazze che finivano con un largo spiazzo, sormontato da un tempio. Di tutto lo splendido monumento non resta che parte della Cavea e delle scale d'accesso, e poco o nulla della Scena.

Tavola XIII

Capitolium

Sino a pochi anni or sono si credeva ubicato alla destra del foro ma, dopo i recentissimi scavi, si è stabilito che sorgeva sul lato di testa: precisamente sull'area di Palazzo Maffei e Monte di Pietà. Dedicato alla triade Capitolina, il tempio dominava da un rilievo artificiale le costruzioni circostanti ed era accessibile con una serie di scalinate. Rettangolare, su un podio, aveva il pronao con 18 colonne (3 file di 6) e nella parte posteriore 3 celle di differente ampiezza. Quella centrale era dedicata a Giove, come ricorda l'epigrafe: "IOVI OPTIMO MAXIMO ORDO VERONENSIUM". Alla base era circondato per 3 lati da un portico. Il Foro, che si apriva di fronte al "Capitolium", al di la del Decumano Massimo, aveva una superficie di 11.000 mq. circa, il doppio della attuale piazza Erbe. Nei 2 lati maggiori era fiancheggiato da portici, sui quali si ergevano i Palazzi pubblici. Sulla destra, di sicuro, la "Curia" e la "Basilica".

Tavole da XIV a XVI

Porta dei Borsàri

(I sec. a.C.)
Facciata esterna dlla porta Decumana, entrata della Via Postumia in città; è a due fornici con 12 finestre ripartite su due piani. Costruita anch’essa in pietra bianca della Valpolicella, aveva ai lati due torri poligonali.

Tavola XVII

Porta del Cardio Massimo detta “dei Leoni”

(I sec. a.C.)
La cinta di mura tardo-repubblicane era interrotta da due porte urbiche: la "Iovia" o Decumana (detta dei Borsari) e la "Cardinis" (detta dei Leoni). Quest'ultima, posta all'entrata del "Cardo" era costituita da un massiccio edificio in muratura e pianta quadrata, con una facciata esterna e una interna, ognuna delle quali aveva, a piano terra, due fornici; Quella esterna aveva 2 gruppi di 6 finestrine voltate ai piani superiori e lateralmente 2 poderose torri poligonali a 16 lati. dietro le torri si innestavano le mura magistrali alte 10-12 metri circa. Di tutto il monumento rimane oggi solo metà della facciata interna con la sovrapposizione imperiale, e parte delle fondazioni comprese quelle delle 2 torri.

Tavola XVIII

Arco dei Gavi

(I sec. d.C.)
Costruito dall’architetto Vitruvio in onore della “Gens Gavia”, sulla via Postumia a 500 metri da Porta Borsari.