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ombretta_sotto_40x960px stemma austro-ungarico

Verona Austriaca


Verona, occupata nel 1796 dai Francesi è ceduta col trattato di Campoformio, come tutto il Veneto, all'Austria. Ma, dopo la battaglia di Marengo, con il successivo trattato di Luneville (1801) la città viene incredibilmente divisa in due parti, con l'Adige quale confine: la sinistra rimane austriaca mentre la destra ritorna ai Francesi. Questi ultimi, prima di lasciare la zona collinare temporaneamente occupata, demoliscono Castel S.Felice e il poderoso maniero di S.Pietro. Sulla destra dell'Adige smantellano tutti i bastioni della cinta sanmicheliana ad eccezione di quelli di "Spagna" e "S.Francesco", cimano le torri di Castelvecchio, abbattono il torrione che chiude il ponte scaligero e cancellano tutte le testimonianze della dominazione veneziana. Con la caduta di Napoleone, il 4 febbraio 1814 Verona ritorna definitivamente sotto il dominio austriaco entrando a far parte del Regno Lombardo-Veneto. Nulla viene fatto per ripristinare le fortificazioni fino al 1830, anno in cui la rivoluzione liberale in Francia allarma l'Austria che corre ai ripari. Viene inviato nel veronese un forte nerbo di truppe al comando del generale Frimont e successivamente del maresciallo Radetzky; oltre al celebre maresciallo giunge, con il suo S.M., un folto gruppo di ufficiali del Genio alle dipendenze del generale Von Scholl (1772 - 1838). Questi, valente ingegnere, progetta la nuova sistemazione difensiva basata su quattro piazze: Peschiera e Mantova sul Mincio, Verona e Legnago sull'Adige: il "Quadrilatero". In particolare per Verona è prevista la costituzione di un campo trincerato e di opere staccate lungo tutto il perimetro, zona collinare compresa.
I lavori iniziano nel 1833, con il ripristino della cinta veneziana, in particolare sei bastioni della destra Adige sono completamente rifatti secondo i principi della difesa attiva di Carnot, con un muro di scarpa staccato, e sfruttato come elemento difensivo attivo, aprendo su di esso numerose feritoie per fucileria, fosso secco e controscarpa a leggero pendio per agevolare le sortite in massa. Per questo, ai lati dei bastioni i terrapieni sono attraversati da gallerie (poterne) che permettono una rapida uscita di fanteria e cavalleria.
In collina viene riattato Castel S.Felice e rafforzato con l'aggiunta di un "rivellino" ad est, sono costruite le quattro torri di S.Giuliano (1837) e dei forti "S.Sofia", "S.Leonardo", "S.Mattia" e "Biondella" (1838). In pianura vengono realizzati i forti "Procolo" e "Scholl" (1838-39) e solo nel '49 le rimanenti opere previste dal progetto Scholl. Un vigoroso impulso viene dato all'organizza- zione logistica (Verona era la piazza di deposito del Quadrilatero) con la realizzazione di nume- rose infrastrutture: le caserme del "Campone" e di "S.Pietro", l'Arsenale di artiglieria, il Panificio di S.Marta e l'Ospedale Militare di S.Spirito sono esempi eloquenti.
Nel '31 l'amministrazione comunale fa erigere in Bra la "Gran Guardia nuova" quale sede dell'Imperiale Regio Comando Città e Fortezza, su progetto dell'architetto Barbieri che nel '28 aveva eretto il Camposanto.
Con la costruzione della ferrovia Venezia-Milano viene realizzata la stazione ferroviaria fortificata di Porta Vescovo e gettato sull'Adige il ponte "Francesco Giuseppe I". Poichè il terrapieno della strada ferrata ostacola il tiro a forte Scholl, nel '52 viene costruito Forte "Ress" e, dopo il '59 una seconda cintura di forti a distanza maggiore dalla fortezza. Durante questo periodo Verona e il suo territorio sono soggetti ad una pesante "servitù militare". Le restrizioni imposte limitano lo sviluppo urbano e ostacolano quello industriale e commerciale colpendo particolarmente l'agricoltura. Inoltre i fondi assorbiti dalle grandi spese militari sono reperiti in loco e la pressione fiscale, accettabile fino al '48, vede il suo peso raddoppiato dal '49 al '63. La mano d'opera per questa ingente mole di opere militari è sottratta all'agricoltura; i braccianti, infatti, preferiscono lavorare nei cantieri ove percepiscono paghe basse ma di molto superiori a quelle ricevute lavorando i campi. La dominazione austriaca si conclude il 16 ottobre '66 con la cessione della Piazza di Verona al Regno d'Italia. Il documento, relativo alla parte militare, viene firmato a palazzo Carli nel salone oggi chiamato Radetzky.

Le illustrazioni che seguono vogliono essere un’ideale ricostruzione.
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Tavola I

Arsenale di artiglieria

(1854-61)
Costruito in stile neo-romantico (Rundbogenstil) su un'area di 62.000 mq nell'ansa dell'Adige, era costituito da 10 corpi di fabbrica. Aveva magazzini e laboratori per la costruzione e riparazione di armi, affusti, carriaggi; aveva anche una piccola fonderia. All'interno ampi spazi verdi ed alberati. E' rimasto in attività sino agli anni '90.

Tavola II

Bastione S.Procolo

(1837)
Terrapieno pentagonale con muro di Carnot alla base e uscite laterali "paterne"). Era armato con 12 cannoni.

Tavola III

Panificio di S. Marta

(1863-65)
Concepito come un vero e proprio fabbricato industriale è stato progettato dal Col. Tunkler coadiuvato da A. N. Rainer e F. Artmann. Composto da tre edifici di cui due adibiti a magazzini e silos, ed il terzo, più complesso, è il panificio e gallettificio. Dotato di molino a cilindri e di dodici forni a fuoco intermittente (+ 2 "prussiani") poteva sfornare 52.000 pagnotte e 20 q.li di gallette al giorno. È rimasto in piena attività sino alla fine della seconda guerra mondiale e oltre.

Tavola IV

Forte Sofia

(1838)
Intitolato alla madre dell'Imperatore, Sofia di Baviera, è simile, nel ridotto centrale, alle torri di S: Giuliano dalle quali differisce per le maggiori difese al piede. Armato con 14 pezzi doveva battere le colline di Avesa e Quinzano e la Valdonega. Fra le due guerre è stato adibito a colombai Militare. Attualmente in uso al Corpo Forestale dello Stato.

Tavola V

Forte "New Wratislaw"

(Azzano 1863)
È uno dei forti "gemelli", i più distanti dal Corpo di piazza. Progettato dal 1° Cap. D. Salis-Soglio (lo stesso dei Forti di Pastrengo) venne ultimato nel 1863. A pianta poligonale con muro di Carnot sui cinque lati, aveva due caponiere e un robusto tamburo di gola. Armato con 6 bocche da fuoco in casamatta e 16 in batteria (nella guerra del '66 arriveranno a 30) aveva una guarnigione di 350 uomini.
Tavola VI

Fortificazioni austriache

TIPOLOGIA
a - Struttura di uno dei sei bastioni rifatti fra il 1833-88 (S. Procolo).
b - Sezioni di una delle 4 torri di S: Giuliano e particolari dell'armamento.
c - Forte tenagliato (S: Felice) rimaneggiato e in parte ricostruito (1838-42).
d - Postazioni di atigl. "a cavaliere" su P: Palio rimaneggiata (1848-50).
e - Forte poligonale (Kaise Franz-Joseph/Chievo - 1852-59).
f - Postazioni in troniera.
g - Fortilizi minori.

Tavola VII

Il Feldmaresciallo Giuseppe Venceslao Radetzky von Radetz

(1766-1858)
Comandante a capo dell'Esercito Austriaco in Italia e Governatore del Lombardo-Veneto.

Tavola VIII

I francesi di Napoleone a Verona dopo il trattato di Lunéville.

(1801-1805)
Dopo la battaglia di Marengo (1800) Napoleone Bonaparte rioccupa Verona e, con il successivo trattato di Lunéville (1801) la città viene incredibilmente divisa in due con l'adige quale confine: la sinistra rimane agli austriaci e la destra ai francesi. Questi ultimi, prima di lasciare la zona collinare, demoliscono il castello di S. Pietro e in parte quello di S: Felice, smantellano sei bastioni della cinta sanmicheliana, cimano le torri di Castelvecchio, abbattono la torre che chiude il ponte scaligero e cancellano tutte le testimonianze veneziane. Nel 1805, demoliscono anche l'arco romano dei Gavi.

Tavola IX

La grande alluvione

(17-22 Settembre 1882)
Una terribile inondazione devasta la città: crollano molte case, ed è spazzato via il Ponte Nuovo: il Gen. Pianell guida con grande energia l'opera di soccorso e l'Esercito si prodiga oltre ogni dire e, come ricorda la targa bronzea posta sulla torre dell'orologio di Castelvecchio, "salvò Verona da più grande sventura". Dopo di ciò si adopera affinché si costruiscano quei "muraglioni" di contenimento del fiume che, iniziati nel 1884, verranno finiti dopo la sua morte, avvenuta il 5 aprile 1892.